14/12/2018

Intervista a Julian T.

di Anna Maria Faldini


I progetti artistici di Julian Tiscione, in arte Julian T., sono orientati verso la modernità. L’arista vede la bellezza in una macchia. Su tele di grandi dimensioni il contrasto potente dei colori dello sfondo con la sua macchia cattura l’attenzione, crea impatto ed empatia nello spettatore, in un dualismo e parallelismo perfetto nel numero delle lettere e nel significato più profondo di queste due parole.

Julian T., quando ha iniziato a creare i suoi progetti?

“Ho sempre vissuto a contatto con l’arte. La mia famiglia aveva la storica galleria La Navicella a Savona. Mio padre si circondava di artisti e sono cresciuto vedendoli lavorare e sentendoli parlare d’arte. Da allora il mondo dell’arte è cambiato. Ho creato il progetto Impact che ho presentato nel 2007 alla Biennale di Venezia con una performance spettacolare: il lancio di una sfera da un dirigibile su una tela molto grande ha creato la mia macchia. Da allora ho esposto in molte collettive, personali e fiere d’arte in Italia.

Dato il dominio dei social, cerco di promuovermi con creatività per colpire l’attenzione. Il mio progetto futuro è una tournée di performance nelle piazze delle città italiane ed estere.”

In che modo definisce la sua arte?

“La macchia è e resta la protagonista del mio progetto. È un mezzo molto riconoscibile del mio essere artista ed è nata da una casualità. Quando frequentavo il Liceo Artistico ho visto cadere una goccia di color nero su un foglio bianco, la sensazione di bellezza che ne è scaturita mi è rimasta dentro. Nel 2003 ho cercato di ricrearla su formati molto grandi. È stata necessaria tanta sperimentazione per riprodurne la bellezza. Ho chiamato il progetto Impact (Impatto), una rivisitazione dell’action painting e del dripping, ma, allo sgocciolamento del pennello, contrappongo lanci di sfere piene di colore (realizzate, dal 2005, ad Altare dai maestri vetrai dei Bormioli). Sono in vetro sottile per poter creare una macchia dalle speciali  caratteristiche, tanto dinamica e forte da evocare idee-pensiero.

All’inizio contavo sulla gravità: più la tela era grande più l’impatto doveva essere dall’alto. Poi ho capito che potevo simularla con la forza di un lancio eseguito da un’impalcatura. Il risultato è ogni volta stupefacente e diverso e mi rispecchia come artista. Il controllo che ho della sfera è minimo e, per quanto la scelta del colore o del supporto sia mia, la creazione è spontanea, casuale, magica: un cielo, una costellazione, un’esplosione cosmica bellissima, la cui bellezza sta nel caso a cui affido l’opera.”

Che cosa racconta la macchia? Cosa vuole far vedere?

“La macchia evidenzia i vari aspetti della nostra società, dinamica e veloce, che muta di anno in anno in modo sempre più accelerato. Con Impact mi confronto con la mia contemporaneità. La macchia cade su uno sfondo o su paesaggi urbani oppure su personaggi famosi per dare significato alla bellezza dell’impatto, colpire ed essere colpito, evolvere e cambiare, modificarmi ogni volta come la macchia che non è mai uguale a se stessa, pur partendo dalla stessa premessa: un lancio di colore violento, per quanto calibrato, su uno sfondo già preparato. I colori sono contrastanti per ottenere quell’impatto forte che desidero raggiungere. Richiamo inoltre lo studio antico dell’alchimia con l’oro e l’argento dello sfondo, metafora della ricerca della pietra filosofale, che anticipa il mio studio della luce e l’installazione di pannelli luminosi sul retro delle mie opere, che darebbero così l’impressione di galleggiare nell’aria.”